domenica 11 dicembre 2011

vita sul vulcano- pineta ragabo

l'Etna essendo un vulcano molto attivo che manifesta frequenti attività effusive distrugge e modella i territori circostanti. Ma attorno ad un vulcano la natura fa il suo corso e spesso anch'essa entra in contrasto c'è una pineta infatti che ancora dopo aver affrontato la colata dell'eruzione del 2002 insinuatasi all'interno di essa continua a lottare per riconquistare le terre sottratte violentemente dalle fiamme dal fiume di fuoco. Essa si trova dul versante nord del vulcano ed è possibile raggiungerla attraverso la strada mare neve da Linguaglossa. (CT).


Pineta Ragabo Etna nord ottobre del 2002


La pineta è considerata millenaria ed ha inizio ad una quota minima di 1200 metri preceduta da affascinanti boschi di querce e castagni.La pineta vera e propria  presenta pini larici di elevata altezza i più alti raggiungono altezze superi ai 60 metri. Questa affascinante dono naturale ospita il più anziano pino di tutto il vulcano chiamato "zappinazzo" . Esso si trova al di sotto del rifugio ragabo ed è possibile notare la sua presenza grazie ad un cartello di segnalazione posto sulla strada mareneve di fronte all'imboccatura di una mulattiera che conduce all'albero. Le caratteristiche riguardo questa enorme pianta sono riportate su un insegna in legno con lettere evidenziate con del colore giallo.





L'età stimata è di oltre 300 anni e la sua altezza supera i 30 metri, durante la sua storia qualche balordo ha più volte tentato di bruciarlo o di tagliarlo ma la pianta ricca di esperienze grazie agli anni trascorsi sembra essere riuscita a contenere le fiamme che la circondavano e la noncuranza della gente.




Ritornando al discorso della pineta essa ha avuto un ruolo davvero fondamentale per l'economia dei paesi circostanti soprattutto di Linguaglossa. Fino agli anni sessanta e prima che venisse proclamato ufficialmente parco naturale i pini non solo venivano sfruttati per il legname ma anche per l'estrazione della resina per produrre collanti e vernici!. Resti di questa attività sono molto evidenti ancora oggi in quanto le piante presentano gradi fenditure nella corteccia.
Addirittura in tempi molto antichi venne costruita una teleferica che agevolava il trasporto di legname dalla pineta al paese di Linguaglossa. In seguito però con l'arrivo dei mezzi moderni e per motivi sconosciuti venne abbattuta e l'unica prova che  ne dimostra la sua presenza sono foto e una strada dove sorgevano i pilastri che la sorreggevano ma che ormai la pineta sta occupando completamente.

Ma ormai il pino laricio dell'Etna anche se possedeva un grande prestigio fino agli anni 60 venne sostituito dal legno di svezia più facile da lavorare perchè meno resinoso. Ma comunque essa non ha nulla da invidiare alle pinete del nord europa anzi è un luogo unico al mondo dove rimane evidente il fascino che essa mostra tra il verde delle piante ,il nero delle colare e il bianco della neve in inverno.

Gli abitanti di Linguaglossa ancora oggi nutrono un grande rispetto verso la loro pineta   fonte di guadagno durante i periodo più bui. Essa addirittura venne salvata dagli abitanti del paese negli anni 50 che disperati vedendo bruciare la loro ricchezza a causa di qualche malvivente si gettarono con i loro mezzo di trasporto (cavalli) per domare le fiamme zappando la terra per evitare il diffondersi delle fiamme e gettando acqua dalle cisterne delle case pastorali. La disperazione della popolazione era grande  perchè consapevole del  grande rischio che correva l'economia del paese e del proprio sostentamento. Quando le fiamme vennero domante il volto della pineta mutò e la gente sentì il bisogno di aiutarla  a rivivere e ricrescere rigogliosa, insieme all'aiuto di operai calabresi che tagliavano la legna iniziarono a piantare le piante ristabilendo così  le aree distrutte. Infatti ancora oggi è presente la casa dei calabresi che non è altro che un rifugio dove essi vivevano durante le giornate di lavoro sull'Etna ma che purtroppo oggi pur essendo ancora in piedi è stato parzialmente distrutta dalla colata del'eruzione del 2002 .



Nell'ottobre del 2002 infatti mentre il fiume infuocato scendeva all'interno della pineta la gente risentì nuovamente come un tempo il  bisogno di salvare la propria pineta ma la battaglia non generò ne vinti ne vincitori infatti la lava distrusse soltanto i 2/5 del bosco grazie anche all'intervento dei vigili del fuoco, della forestale e della protezione civile che lavoravano intensamente per bloccare le fiamme generate dalla lava evitando così la distruzione di una più vasta area verde.
 Oggi osservando gli alberi distanti al massimo circa 2km dal fronte lavico è possibile notare ancora la corteccia alla base bruciata. 

 Questa volte dopo l'eruzione la gente non sentì il bisogno di piantarla nuovamente anche perchè questo è il principio naturale ed essendo un vulcano bisogna convivere anche con questo, ma la pineta non si da per vinta e sta iniziando ad espandersi al di sopra della colata che l'ha ferita fino a quando ritornerà tutto come prima in fondo è questo il principio della vita (la natura crea e distrugge o viceversa).






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